Smart working e privacy: anche il Garante e l’INL intervengono

smart working e privacy

Il Presidente del Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, e il Capo dell’INL, Leonardo Alestra, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa. L’occasione è l’avvio di una reciproca collaborazione istituzionale su una  tematica specifica: smart working e privacy.  Con la sigla dell’accordo, i due Enti si impegnano nella realizzazione di processi di connessione. Gli obiettivi sono diversi. Assumere orientamenti condivisi su questioni specifiche, collaborare reciprocamente e fornire attività consultiva. In particolare si parla del ricorso a strumenti tecnologici connessi allo svolgimento del rapporto di lavoro. 

L’accordo

Il protocollo è costituito da sei articoli nei quali si legge che le due istituzioni si impegneranno anche a organizzare incontri periodici. Tali incontri verteranno su materie di interesse comune e avranno cadenza almeno semestrale. L’intento non è solo quello di parlare di smart working e privacy.  È anche quello di scambiarsi informazioni ed esperienze. 

L’obiettivo è valorizzare sia le competenze e i poteri del Garante sia le attività e la presenza sul territorio dell’INL. Le Parti promuoveranno inoltre campagne comuni. Saranno campagne di informazione e azioni in materia formativa. Inoltre forniranno reciproca assistenza attraverso occasioni di aggiornamento e di approfondimento in merito a tematiche di interesse comune. 

Focus su smart working 

L’accordo assume una particolare valenza per ciò che riguarda lo smart working e privacy. Parliamo della modalità lavorativa a cui moltissime aziende si sono dovute adeguare e che si presume continuerà ad essere adottata, e i controlli a distanza. Entrambe le istituzioni che hanno siglato l’accordo sono infatti chiamate ad affrontare nuove sfide.

Quelle legate all’accelerazione dei processi di digitalizzazione dei sistemi di gestione dell’organizzazione del lavoro, della produzione e dell’erogazione dei servizi. Sono due le principali direttrici di azione del protocollo.  Il rilascio delle autorizzazioni per l’installazione di impianti audiovisivi e altri strumenti che danno la possibilità di controllare a distanza i lavoratori.

Nonché la repressione degli abusi posti in essere dai datori di lavoro. Questo perché il ricorso allo smart working e l’adozione di strumenti tecnologici hanno una particolarità. Ovvero, in alcuni casi hanno comportato l’installazione di applicativi che mettono inevitabilmente a rischio la riservatezza dei lavoratori.  

Cosa dice la normativa vigente 

In base alla vigente disciplina è possibile ricorrere a sistemi di controllo a distanza soltanto in alcuni casi.  Per esigenze organizzative e produttive e per la sicurezza del lavoro e la tutela del patrimonio aziendale. Tutti gli strumenti di controllo a distanza dei lavoratori possono essere utilizzati solo previa autorizzazione.

Il permesso deve provenire degli organi amministrativi preposti (ITL) oppure tramite consultazione con le OO.SS. (se presenti in azienda). Il datore di lavoro che utilizza illecitamente sistemi di controllo a distanza va in contro a sanzioni. Infatti, salvo che il fatto non costituisca reato più grave, l’ammenda va da 154 a 1.549 euro. Inoltre potrà essere punito con l’arresto da 15 giorni ad un anno. Nei casi più gravi le pene dell’arresto e dell’ammenda sono applicate congiuntamente. Per quanto riguarda invece il ricorso, da parte dei dipendenti, non ci sono preventivi accordi sindacali o autorizzazioni da chiedere. 

Sarà possibile nel corso del tempo una maggiore diffusione della buona prassi di comportamento in materia smart working e privacy. Questo grazie alle campagne di informazione e prevenzione sul trattamento dei dati personali che Garante e INL organizzeranno dopo il protocollo.

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